martedì 10 gennaio 2023

Tutti i malati di cancro rifiutano la facile retorica contro il cancro. 

Ho cercato di spiegare come la pensava Patrizia, mia moglie, affetta dal cancro alla mammella dall'ottobre del 2010 e che per una recidiva del cancro e' morta nel gennaio del 2018, ormai 5 anni fa, nel mio libro piu' doloroso e drammatico: ''Il Cancro Addosso''. Niente la faceva irritare di piu' che la sequela ininterrotte di ''cazzate'' e di luoghi comuni sparati dai conduttori durante le pur rare trasmissioni televisive organizzate per raccogliere fondi: ''male incurabile''; ''male inguaribile''; ''brutto male''... Infatti non le seguiva mai! Cambiava canale, oppure si allontanava stizzita.



Oggi, sfogliando Dagospia, mi capita sotto gli occhi la intelligente e pertinente testimonianza di un giornalista professionista: Pier Luigi Battista, anche lui affetto dal cancro e pure lui attento a stigmatizzare l'inutilita' anzi, la dannosita', della stessa ripetitiva e trita retorica.

Il suo giudizio va nella stessa identica, univoca direzione.  

QUESTA RETORICA DELLA “GUERRA” CONTRO IL CANCRO FA SOLO DEL MALE AI MALATI – PIGI BATTISTA CRITICA I MEDIA PER COME RACCONTANO LE STORIE DI CHI, COME LUI, DEVE AFFRONTARE UN TUMORE – “SOFFRIRE PER SCACCIARE L’‘OSPITE INDESIDERATO’, COME LO CHIAMAVA VIALLI, NON È COME NE ‘IL SETTIMO SIGILLO’ DOVE VON SYDOW GIOCA A SCACCHI CON LA MORTE. E SE SBAGLI LA MOSSA DEL CAVALLO, ALLORA MERITI LA SCONFITTA DEFINITIVA, IL CANCRO HA FATTO SCACCO MATTO? È PIUTTOSTO UNA SEQUENZA DI NOTTI INSONNI, DI PAURA…”

Per fatto personale, impudicamente una volta e poi basta. E dunque per fatto personale, per favore, non chiamateci “guerrieri”, non abusate con la magniloquenza del “sta lottando/ha lottato come un leone”, non gonfiate il petto con il “non arrendersi mai” rivolto a chi si aggrappa con tutte le sue forze alla speranza che il cancro non prenda il sopravvento. Così, bellicosi come apparite, non ci fate del bene, non ci incoraggiate. Anzi, aggiungete angoscia ad angoscia.

 

gianluca vialliGIANLUCA VIALLI

Morire sarebbe una “resa”? Soccombere significa non aver guerreggiato bene? Dove si sbaglia, che tattica avremmo dovuto usare? Forse al dolore bisogna aggiungere l’umiliazione di una battaglia campale condotta male? Morire è una Waterloo?

 

Sappiate che soffrire per scacciare l’ospite indesiderato, come lo chiamava con una sensibilità che ancora mi commuove Gian Luca Vialli, non è come nel “Settimo sigillo” di Ingmar Bergman, dove Antonius Max von Sydow gioca a scacchi con la morte. E se sbagli la mossa del cavallo, allora meriti la sconfitta definitiva, il cancro ha fatto scacco matto?

 

PIERLUIGI PIGI BATTISTAPIERLUIGI PIGI BATTISTA

La “guerra” contro il cancro è piuttosto una sequenza di notti insonni, di paura quando entri nel tubo della risonanza magnetica o della Tac, di terrore di guardare negli occhi chi ti ha appena fatto un esame, di gioia se quegli occhi esprimono soddisfazione: un altro ostacolo superato, tra un po’ ne arriverà un altro. Una guerra fatta di attese, sofferenza (“sono i farmaci”), debolezza.

 

E dove sai che la tua volontà è importante, ma non è l’arma determinante. E che invece degli squilli di tromba di chi ti esorta a fare il gladiatore, chi si sta impegnando allo spasimo per uscirne vivo avrebbe bisogno di affetto, di vicinanza, di attenzione, di ascolto, di non essere lasciato solo. Di vita.

 

gianluca vialli euro 2020GIANLUCA VIALLI EURO 2020

E ha bisogno di oncologi che sono sempre più bravi, della scienza che ha messo a punto e continua a mettere a punto cure sempre più efficaci, sempre più plurali. La guerra la fa una ricerca condotta da eroi e spesso trascurata da chi in mano le redini dell’autorità pubblica. Lo dico per fatto personale. Scusate l’impudicizia, ma non ne potevo più.

https://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/questa-retorica-ldquo-guerra-rdquo-contro-cancro-fa-solo-male-338489.htm