giovedì 13 agosto 2015

Con un amico di vecchia data, tra Coreno Ausonio e Supino.

Metto qui un brano tratto dal mio libro

CRONACHE DAL PICCOLO BORGO DELLA PIETRA MILLENARIA



Il mio amico Dante Cerilli è persona aperta, conviviale e allegra, nella vita privata e anche in quella pubblica talvolta, ma schiva e discreta, direi addirittura sotto collocata, per quanto attiene alla sua "professione" di fine intellettuale, conoscitore e cultore di letteratura italiana e critico letterario. Non gradisce molto che si parli di lui mettendo in mostra i suoi svariati talenti: a soli 45 anni, infatti, è poeta; fondatore ed editore della rivista trimestrale di letteratura le Pagine Lepine; scrittore; critico letterario; musicologo, compositore e, per non farsi mancare niente in fatto d'arte, pianista eccellente. Io voglio interrompere questa prassi di discrezione, quasi di pudore della modestia, per consigliare agli amici che mi leggeranno - se lo sapesse mi ammazzerebbe - le poesie contenute nel volumetto Piccolo volo leggièro, parte della collana All'insegna delle Pagine Lepine (n.10), pubblicato per i tipi di Samperi Editore nel 2007. Costituiscono il mio ringraziamento personale a Dante per avere tanto gentilmente accettato e con tanto impegno e professionalità svolto il ruolo - che, peraltro, gli è congeniale - di relatore per la Presentazione del libro dell'altro amico Roberto Tortora Quattro quadri per una spiaggia d'inverno, secondo evento della serie Incontri con l'autore di cui, sono ideatore, curatore e realizzatore, sotto l'egida del Comune di Coreno Ausonio, inserito nel cartellone organizzativo della "Estate Corenese 2010". Leggetele, godetele e tenetele a mente col nome dell'autore: tra qualche anno, in un futuro di 69 maggiore esperienza e maturità che si annuncia sfolgorante, certamente ne risentirete parlare. Ragazzi, questa è POESIA! A dirlo non sono io, o meglio non solo solo io, ma l'autorevolissima voce di Giorgio Bàrberi Squarotti: ...."Molto breve e rapida è la nuova raccolta di versi di Dante Cerilli, ma è tuttavia esemplare per sapientissima e ricchissima capacità di variazioni e di ritmi, di vicende, di esperienze, di tempi, di emozioni, di visioni, di riflessioni, fra la divina malinconia e il fervido gioco" (...) "E' l'armonia più limpida e incantata della poesia di Cerilli, in questa perfetta sublimazione di visioni e di musica delle forme e delle figure." (Da Testimonianza, per Piccolo volo leggièro)

Ieri sera, a 5 anni esatti dal mio "Incontro con l'autore" dell'estate del 2010, dedicato allo scrittore e critico letterario Roberto Tortora e alla sua raccolta di racconti "Quattro quadri per una spiaggia d'inverno, finalmente ho potuto personalmente consegnare al prof. Dante Cerilli, eccellentissimo critico letterario, in visita personale, il tozzetto ricordo creato in pietra di Coreno Ausonio, offerto all'epoca dall'amministrazione comunale.



Domenica 23 Agosto 2015 sono stato ospite nel suo paese natale Supino (FR) per una delle mie scorribande paesologiche alla scoperta dei misteri di una delle cittadine più belle e antiche della Ciociaria, di cui renderò conto nel mio prossimo libro: Paesologo per caso - Volume 5.










venerdì 7 agosto 2015

Due mie poesie sulla pioggia.

Metto qui due mie poesie che hanno come tema la pioggia, la prima; come tema la pioggia e l'estate la seconda.
Sono tratte rispettivamente la prima, PIOVE STASERA, dal mio libro:
"I Dolori di un Povero Poeta Prosastico"



PIOVE STASERA

“Piove stasera/
sulla cima del monte Petrella/
piove sulla stazione di emissione e sulle alte antenne/
piove sui pannelli solari/
piove a poca distanza dalla cima/
piove sulla piattaforma di atterraggio, in cemento, per l'elicottero della manutenzione/
piove sulle querce robuste e sugli alti lecci/
sui carrubi rocciosi e sui roveri torti/
piove anche sui castagni e sui tetti del vecchio borgo dell'antica spinei/
piove su di me/
sulla mia testa calva/
sulle mie spalle/
sulla mia malinconia e sui miei ricordi/
ma domani, forse, il tempo sarà sereno/
o, forse, farà freddo, ma di sicuro non pioverà/
domani, finalmente, il tempo sarà bello/
il sole, in cielo, ancora una volta, sorgerà.


La seconda, UNA STRANA ESTATE, dal libro: "C'é un vecchio gelso fronzuto proprio sotto casa mia."


UNA STRANA ESTATE

Le ragazze vestite di veli/
le braccia a cingersi i fianchi/
passeggiano ostinate/
coi seni irti e i capelli scomposti/
per terra la pioggia disegna strani percorsi/
il vento mulina le foglie/
e gli alti schizzi del fontanone in fondo al parco.


smr

giovedì 6 agosto 2015

CASTRO DEI VOLSCI, FR. (A Casctre!)

dal mio libro:

Paesologo per caso (Volume I)



Domenica 25 novembre 2012

Castro dei Volsci (Fr). 

https://www.youtube.com/watch?v=HaB_ZVGsSyQ&feature=youtu.be

Nel mio ostinato peregrinare per lavoro lungo tutte le strade della provincia di Frosinone e di Latina l'altro giorno sono arrivato a Castro dei Volsci, un paesone di 5.000 abitanti, messo a metà strada tra Ceprano e Amaseno. A ...Casc'tre, come si dice in dialetto ciociaro stretto. Il paese vecchio, quasi un presepe, sorge su un'altura dalla quale il centro storico si annuncia da lontano, trionfante, a gran voce, quasi consapevole della sua bellezza, da qualunque parte il visitatore arrivi, da ciascuna delle tre strade d'accesso: da sud-est; da nord o nord-est, che sia. In basso l'abitato nuovo di Madonna del Piano che si sviluppa tutta su un'arteria principale piena di attività commerciali. In meno di un chilometro ho contato 4 gioiellerie, un barpasticceria, una pescheria, un negozio di bomboniere, una macelleria, una cartolibreria, un distributore di benzina, 59 una macelleria, un'edicola, l'immancabile filiale di una grande banca, perfino un compro-oro e altro ancora che non ricordo. Castro dei Volsci è il paese natale di Nino Manfredi. Mi piace ricordare che la mia terra, la Ciociaria, ha dato i natali a un bel pezzo del cinema italiano del dopoguerra: a Sora è nato Vittorio De Sica e a Fontana Liri Marcello Mastroianni, entrambi i paesi non troppo lontani da qui. Quello che mi ha colpito più positivamente di Castro e che voglio pubblicizzare a gran voce, oltre al fermento mattutino e al via vai ininterrotto di persone e automobili lungo il decumano in leggera salita, è la brillante iniziativa di una giovane imprenditrice locale che è tornata a Castro da Roma per l'ideazione, la progettazione e la costruzione del primo albergo diffuso di tutta la Ciociaria. L'albergo diffuso si differenzia dall'albergo convenzionale perchè invece di avere le stanze tutte racchiuse in un unico edificio, si radica in orizzontale e si diffonde su tutto il territorio del paese. Questa particolare forma d’ospitalità ha tutti gli elementi classici di un albergo come: la reception, la hall, il ristorante e naturalmente le stanze. Però essendo sviluppato particolarmente per piccoli centri storici o borghi antichi, queste parti dell’albergo sono dislocate. Così le varie unità vengono ricavate in diverse case vecchie, spesso piene del loro fascino, preservandole e recuperandole da un abbandono certo e dal conseguente degrado, valorizzandole con un minimo sforzo e rendendole suscettibili di produttività economica allo stesso tempo. L’ospite si trova, così, inserito in un contesto architettonico, culturale, sociale già esistente, 60 diventando un residente a tutti gli effetti, ma senza rinunciare ai moderni comfort: un bagno privato, l’aria condizionata, il panorama sul paesaggio circostante o l'accesso diretto al centro storico. Si può decidere di intraprendere da Castro un lungo ed interessantissimo itinerario nella Ciociaria. Scegliendo di perdersi in un mondo dove passato e presente si incontrano e convivono in perfetto equilibrio ed in una rara armonia. Vi consiglio caldamente di iniziare e terminare il vostro itinerario nella Ciociaria Felix proprio a Castro dei Volsci. E di non lasciarla senza aver effettuato una visita al museo storico e un breakfast per gustare i migliori prodotti tipici. Siamo nel territorio della Mozzarella di bufala di Amaseno D.O.P. e non sarà difficile trovare lungo la strada che costeggia il corso del fiume Amaseno uno o più caseifici dove farne una buona scorta. Io personalmente preferisco la mozzarella di bufala di Amaseno a quella omonima della Terra di Lavoro perché ha un gusto molto più raffinato, meno aggressivo al palato. Tutto merito delle erbe sottili, verdi, fragranti e profumate delle dolci colline ciociare. La Ciociaria Felix con le sue bellezze architettoniche, paesaggistiche, storiche è anche un grande serbatoio di usi, costumi, ricordi, memorie, tradizioni. Dobbiamo riscoprire la "paesologia" che qui esisteva e che abbiamo colpevolmente dimenticato; i paesi sono l'anima e la spina dorsale della nostra nazione, un'anima che va preservata, conservata e custodita gelosamente, come ...una coppa di latte appena munto che non si vuole versare, a nessun costo.

mercoledì 5 agosto 2015

VIVERE E MORIRE IN PAESE


Ieri è morta Margherita. Oggi è morta Domenica, 
l'ennesima centenaria di Coreno Ausonio 
Metto qui un brano tratto dal mio libro:
STORIE DAL PAESE DEI CICLAMINI
nel quale si parla di VITA e di MORTE.





In un paese piccolo, piccolo come il mio, che non fa nemmeno 1700 abitanti, ogni anno muore almeno l'un per cento della popolazione: 15/17 persone, se va bene, cioè se ne muoiono pochi. Perché, se va male, nel senso che quell'anno ne moriranno molti, allora possono morire anche il doppio: cioè una buona trentina. Vivere in un paese piccolo come il mio è come vivere in tempo di guerra, come vivere durante la guerra, anzi in una guerra che si sta ancora combattendo, che si combatte ogni giorno, ogni settimana, ogni mese, ogni anno. Una guerra lunga e interminabile che, ogni quindici giorni, o quasi, annuncia il suo caduto; aggiorna il conteggio dei suoi morti; conta i suoi caduti totali. Se vivi in un paese piccolo, non sei affatto un cittadino sereno che fa una vita serena, tranquilla, come molti pensano che sia la vita in paese e come, alla fine, meriteresti pure di fare, avendo scelto di vivere in paese piccolo, brutto e dimenticato da Dio e dagli altri uomini. In una città è tutto diverso, penso; ma è diverso specialmente il rapporto con la morte, ne sono certo. Quello che stava seduto al tuo fianco quella mattina in metropolitana e con cui hai scambiato due chiacchiere sul tempo, è morto una settimana dopo, o lo stesso giorno, ma tu non lo sai e non lo verrai mai a sapere; non lo conoscevi e, quando è sceso, eri già pronto a non vederlo più, a non incontrarlo mai più. E non lo vedi più, nemmeno se resta in vita. Quindi è come se fosse morto. E se pure lo dovessi rivedere non lo riconosceresti ed è come se lo avessi visto per la prima volta. Quello che stava davanti a te in fila al supermercato, a cui hai tamponato il carrello, nemmeno lo conoscevi, magari uscendo è stato investito da un'auto o ha avuto un infarto o s'è buttato sotto un treno in corsa, ma tu non lo conoscevi e non lo sai che è morto. E non t'interessa di saperlo. Non ti informi. 
In un paese piccolo potrebbe non interessarti chi vive e chi muore, nemmeno se non frequentavi il defunto, ma invece ti interessa, deve interessarti per forza, non dipendesse dal semplice fatto che in modo o in un altro vieni a sapere che uno è morto e che fanno i funerali in piazza, e il paese è la piazza; quindi sai che è morto qualcuno, sai chi è morto e sai che lo conoscevi, per forza. 
La tua vita in paese, quindi pare tranquilla, ma non lo è. E' piena di preoccupazione: chi sarà il prossimo? Toccati! Potresti essere tu. La tua vita in paese assomiglia a quella di un soldato. Ricordate il soldato di Ungaretti? "Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie." Ecco in paese si sta così, si vive così. Se, invece che in una città, vivi in paese piccolo, sei come una foglia sul ramo, e non solo d'autunno; sei come un soldato, per tutto l'anno. Anzi sei come un soldato appostato in trincea per tutto l'anno e ogni tanto ti arriva la notizia che è morto qualcuno: Giuseppe, e poi che è morto pure Paolo, e poi anche Carlo e qualche giorno dopo se n'è andato anche Lucio e che l'altra settimana, quel brutto male s'era portato Tommaso e che prima di loro, dall'inizio dell'anno, s'era portati Alessandro, Antonietta, Filippo e Maria e Luigia e ... .Tutta gente che conoscevi: amici, conoscenti, parenti, affini, coetanei, vicini di casa, vecchi compagni di scuola o di giochi, insomma i tuoi compaesani ...i tuoi commilitoni. Poi dopo che ti hanno detto: lo sai chi è morto? E' morto Tizio; hai realizzato chi era; ti sei ricordato il suo volto; e ti ricordi pure che l'hai incontrato due giorni prima e magari ci avevi pure parlato, devi convincerti che non lo rivedrai più, mai più. Da quel momento in poi puoi solo sperare d'incontrarlo in Paradiso. Intanto, però, vai a far visita a casa, saluti i parenti, li baci li abbracci e gli stringi la mano, torni a casa; ti vai a preparare per andare al rito funebre e per accompagnarlo al cimitero, il giorno dopo. Se ti era amico lo fai con partecipazione e convinzione e commozione; se non era un amico, ma un semplice conoscente, ci vai lo stesso sennò non ti vedono e può sembrare un'offesa; se, peggio ancora, ti stava sul cazzo, vale la regola del "parce sepulto": al funerale devi partecipare lo stesso; metti da parte le incomprensioni e le liti pregresse, le antipatie, e le quintalate di screzi e, in nome della carità cristiana che si deve almeno ai defunti, vai al cimitero, magari facendo anche una faccia triste, contrita, il più possibile adatta all'occasione ferale di cui non ti importa niente. Quel gesto penoso di accompagnare il defunto nel suo ultimo viaggio ormai pare sia rimasto l'unico momento in cui, nei piccoli paesi, si esalta ancora un senso di umana partecipazione alla comunità, un sentimento d'amore, di compassione e di mutualità verso il tuo prossimo evangelico, che tra i vivi e i vivi non esiste più; si sostanzia ormai solo nei rapporti tra i vivi e i... morti. E si, perché la vita nei piccoli paesi non è più quella di prima. E non sto parlando di secoli fa. Sto parlando di soli trenta, quarant'anni fa. Non bisogna andare molto indietro per capire che quella vita non esiste più e con essa non esistono più certi valori, certi sentimenti, certe necessità, certi usi e abitudini che la rendevano peculiare, piacevole, o almeno più sopportabile e, comunque, migliore di quella attuale. Quarant'anni fa la morte di un vecchio era peggio della morte di un bambino, di un giovane o una persona di mezza età: la morte di un vecchio era una vera, grande tragedia comunitaria; era la fine di una lunga storia di vita; era come veder abbattuti da un fulmine una vecchia quercia o un ulivo secolare; era come veder crollare un monumento antico o un palazzo nobiliare per un terremoto disastroso; come vedere distrutto un pezzo d'arte prezioso o un'insostituibile porzione della società. Perché i vecchi erano tenuti in altissima considerazione. Per l'aiuto che avrebbero potuto ancora dare in consigli, per i loro ricordi, per la memoria dei fatti, delle storie antiche, dei posti, delle persone. E non solo dalla loro famiglia, ma dall'intera società. 
Oggi quando muore un vecchio sembra che ci siamo tolti un problema, un peso, un impiccio, un dente cariato. E, per giunta, non avremo più badanti per casa che parlano lingue strane: altro sollievo! "Tanto era vecchio!" si dice e di lui, ne la famiglia ne la società, rimpiangeranno niente. Nemmeno la pensione, intascata intera dalla ingombrante e indiscreta badante rumena. 
Oggi in paese non muoiono più tanti piccoli. Prima ne morivano di più: ed erano tragedie strazianti, che segavano le ginocchia alla comunità. Il morale dei paesani si risollevava a fatica solo dopo molte settimane. Nel cimitero del mio paese c'è una sezione dedicata alle bare bianche. Sono anni, forse decenni, che non muore più un bambino. Per fortuna. La medicina ha fatto enormi progressi. Le malattie infantili non sono più mortali (da noi) e possono essere diagnosticate precocemente, alcune tra le più gravi anche prima della nascita. La vita si è allungata, e i bambini, che sono sfuggiti alla morte precoce, diventeranno adolescenti, poi giovani, poi adulti e forse vecchi. E quando saranno diventati grandi e avranno messo su famiglia si ammaleranno e moriranno più tardi, magari di cancro, di cuore o di diabete, ma potranno almeno dire di essere venuti al mondo e di aver vissuto qualche decennio. 
A pensarci bene una persona che vive fino a 80 anni, che può essere considerata una bella età ma non certo un'età veneranda, ha vissuto solo 960 mesi, circa 28.800 giorni, più o meno 700.000 ore. 
A pensarci bene mica poi così tanto! 
Ma, sapete una cosa? Vivere e morire in paese, non è poi così diverso che vivere e morire in qualsiasi altro posto del mondo. 

martedì 4 agosto 2015

LA VERSIONE DI BARNEY

Ieri, in prima serata su Iris, abbastanza alla chetichella, è andato in onda il film "La Versione di Barney". Ho pensato che, siccome, non tutti i mali vengono per nuocere, per un fastidioso mal di schiena non sono uscito (altrimenti sarei andato alle Fratte), e l'ho visto. Da solo, come piace a me. "La versione di Barney" è un gran bel romanzo dello scrittore ebreo canadese Mordecai Richler. Il libro, pubblicato nel 1997, è, appunto, il racconto della vita dell'ebreo canadese Barney Panofsky, scritta in forma di autobiografia. Richler ha sempre smentito che Barney fosse in qualche modo un suo alter ego, anche se esistono numerose analogie fra la vita dell'autore e quella raccontata nel suo romanzo. Ma si sa: l'autobiografismo è la prima forma di letteratura. 
Il libro ha avuto grande successo internazionale, e in particolar modo in Italia, dove, sdoganato da Giuliano Ferrara e dalla sua simpaticissima consorte, nel 2001 è divenuto un vero e proprio caso letterario con più di 100.000 copie vendute. A me lo passò Zio Pino, il mio pusher-guru letterario. Chi altri? 
Nel 2010, finalmente, è stata realizzata una trasposizione cinematografica del romanzo: diretta da Richard J. Lewis e interpretata da Paul Giamatti e da Dustin Hoffman, presentata in concorso alla 67ª Mostra del Cinema di Venezia.  Il romanzo è molto bello, molto ben scritto, ti prende e non ti stacchi fino all'ultima pagina, sebbene sia un tomo ponderoso, ma pieno di invenzioni e di battute esilaranti. In certi passaggi a me è capitato di ridere da solo. Tranne qualche bella scena e le tre protagoniste femminili, belle e brave, l'ho trovato molto noioso. Il protagonista, poi, lo detesto. Insomma, a me non è piaciuto! E, purtroppo, il film conferma anche, qualora ce ne fosse ancora bisogno che tranne casi rarissimi, 99 su 100, qualunque regista non riesce ad eguagliare qualunque autore del libro.
Una curiosità: probabilmente proprio dal libro prende piede la leggenda metropolitana secondo la quale il sommozzatore viene succhiato dal Canadair che attinge acqua dal lago e viene trovato morto su una montagna. Nel caso è il migliore amico di Barney. E, del resto siamo in Canada, dove quell'uso antincendio nasce.