venerdì 30 gennaio 2015

"Sette racconti ironici brevi" di Salvatore M. Ruggiero

Nel libro (in realtà, poco più di una plaquette) si tratta di alcuni racconti(ni) il cui maggiore tratto di curiosità potrebbe derivare dalla leggerezza e dalla chiusa assai curiosa e ironica, appunto. Anzi, devo confessare che essi nascono proprio dalla… fine. Nel senso che mi sono prima trovato in testa la chiusura di ogni racconto e poi su di essa ho appiccicato, come carne sullo scheletro, la bozza di una narrazione vera e propria.



Come omaggio a chi leggerà questa pagina ne pubblico uno integralmente: si tratta del Racconto ironico breve n.3



"Racconto ironico breve n. 3"

 

"Montare un guardaroba a quattro ante dell’IKEA, pagato solo 99 euro, è proprio un gioco da ragazzi. Seguendo le istruzioni, beninteso. Camilla e Andrea, ad esempio, si sono cimentati insieme nel montaggio di un guardaroba dell’Ikea ed hanno anche personalizzato il loro armadio con degli originali pomelli LINDSDAL, laminati in oro. Aggiungendo al prezzo iniziale solo 199 euro a pomello. Che, moltiplicato per otto, fanno solo 1.592 euro. Ognuno di voi può personalizzare il suo guardaroba IKEA con la ricca serie degli accessori KOMPLEMENT, con ante, maniglie e pomelli laminati in oro diverso. Aggiungendo solo 999 euro per tutto il pacchetto. Così l’armadio componibile IKEA, diventa proprio il vostro armadio componibile dell’IKEA! Personalizzato secondo le vostre personali esigenze. E, se volete scoprire tutta la serie dei guardaroba IKEA componibili e personalizzabili, potreste sempre visitate il sito on-line dell’IKEA, cliccando il collegamento che allego qui sotto. 
www.ilmioarmadioIkea.it
P.S. L’IKEA è un’impresa fondata, nel 1943, da Ingvar Feodor Kamprad (Nato a Ljungby, il 30/03/26). Secondo la leggenda, il nostro eroe inizia a costruire il suo business fin da ragazzo, vendendo fiammiferi ai vicini di casa, con la sua bicicletta. Successivamente scoprì che poteva acquistare i fiammiferi ad un prezzo molto basso presso un fornitore di Stoccolma, in modo da poter trarre maggior profitto nella vendita e abbassando leggermente i prezzi. Dai fiammiferi, si espanse, vendendo pesce, decorazioni per alberi di Natale, semenze da giardino e successivamente penne a sfera e matite. Secondo la rivista Forbes è uno dei 15 uomini più ricchi del pianeta: nel 2012 risulta essere, il sesto uomo più ricco del mondo con un patrimonio valutato in 36,9 miliardi di dollari USALa maggior parte del suo patrimonio è tratto dall'azienda IKEA."

P.S. 1 L'IKEA non mi ha versato un cazzo per la pubblicità che gli ho fatto. Sic!

SMR

mercoledì 28 gennaio 2015

CASTELNUOVO PARANO (FR). Una domenica pomeriggio di gennaio in Ciociaria, alla ricerca di una chiesetta di campagna del XVII° secolo.











Provengo da Ausonia e avanzo verso Rotondoli, una piccola frazione rurale e montana di Ausonia, l'antica Castrum Fractae, fatta di 10 case contate e due ville hollywoodiane di cui una con tanto di piscina. 
La frazioncina è nascosta, a buona parte della modernità (tranne che alle automobili) e agli occhi indiscreti, dalla strada impervia, dall'altezza, dalla fitta macchia mediterranea aurunca e dalla sua assoluta inutilità, almeno per chi non ci abita. 
Dove la vista sia apre, però, si può ammirare uno splendido panorama sulla Valle dell'Ausente sottostante, quasi a piombo, e su tutto il massiccio del monte Fammera che incombe da ovest. 




Salgo dal centro del paese, direttamente verso l'acquedotto. Percorro una strada in salita, fatta tutta di tornanti vertiginosi. Faccio, con molta attenzione, qualche km. di una stradina stretta ma, almeno, asfaltata. Proseguo per un km o poco più. Prima di raggiungere Castelnuovo Parano, attraverso la strada che conduce anche al cimitero, di fronte all'edificio scolastico, raggiungo la Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, edificata nel 1636. 
Mi si staglia davanti, quasi all'improvviso, un piccolo gioiello di architettura popolare religiosa, semplice, ai limiti dell'essenza geometrica, ma molto evocativa. La chiesa è incastonata nel verde del falsopiano, appena un fazzoletto di campagna, dominato dalla presenza usuale del monte Fammera che incombe (sempre) da ovest. 




L'abitato di Castelnuovo Parano centro è suddiviso in due piccoli borghi: sul Monte Perano c'è il rione Terra (il capoluogo, a 332 m s.l.m.); più all'interno del territorio i Casali (310 m s.l.m.) rione molto antico, dove domina l'architettura popolare: pieno di vicoli, archi e scalette di pietra; e, infine, una vera e propria frazione, più grande e popolosa del centro storico: la località Valli, più nota come S. Antonio Abate, a cavallo della Strada Statale 630, che porta fino alla Valle dell'Ausente. 
Negli ultimi anni si sta commercialmente sviluppando. 
Assolutamente da visitare, alle Valli, la Chiesetta di Sant’Antonio Abate, facilmente raggiungibile, immediatamente a ridosso della superstrada, subito prima del centro abitato, subito dopo il bivio per Esperia, andando da Cassino verso il mare. 
Si ritiene che la piccola chiesa sia di epoca medievale, coeva del castello e della fortezza. Vi si trovano affreschi di stile bizantino e di scuola cassinese. 
Secondo la tradizione, da Castro dei Volsci giunse fin qui, miracolosamente, il gruppo ligneo della Madonna col Bambino, vincendo per tre volte la dura opposizione dei Castresi. 
La statua viene venerata nel santuario della Madonna del Piano di Ausonia, a qualche km di distanza. Ogni tre anni a Sant'Antonio, presso una cappella sorta dove sostò l'ultima volta la Madonna, le due popolazioni si incontrano per ricordare l'evento.

Nel rione Terra, il più antico dei tre, sorgono ancora una torre e tre porte dell'antica fortezza, quasi in bilico sul piccolo colle Perano. 





Nei primi anni del terzo millennio alcuni sopralluoghi dell'Archeoclub "Lyris" di San Giorgio a Liri hanno portato ad una scoperta sensazionale: una lunga fortificazione di mura poligonali sul Colle Maceralonga, quasi intatta e i resti (poco più di un rudere, in realtà) di una chiesetta medievale sul Colle Santa Lucia. 
Alcuni scavi successivi hanno permesso di rinvenire attrezzi in metallo e resti di manufatti in terracotta (per lo più cocci e pezzi di vasellame), oltre ad alcune calcare. 
Immersa nel verde della ricca vegetazione spontanea locale, la fortificazione in opera poligonale di Colle Santa Lucia e Colle Maceralonga si affaccia su uno scenario spettacolare, dominando a perdita d’occhio la sottostante vallata del Liri-Garigliano. Raggiungibile percorrendo un agevole sentiero che si snoda per ca. un paio di km. tra i fitti boschi locali di querce e faggi, il circuito poligonale si offre agli occhi dei visitatori in tutta la sua possanza strutturale e molto ben conservato nella sua integrità e unità perimetrale, per lunghi tratti, tanto da assurgere ancora oggi a delimitazione catastale per i paesi di San Giorgio a Liri e Castelnuovo Parano. 



Il sito, di grande interesse naturalistico e storico-archeologico, si presenta come un luogo di arroccamento e difesa degli insediamenti vallivi preromani gravitanti attorno alla Valle del Liri, perfettamente inserito in un sistema di intervisibilità con i circostanti centri fortificati d’altura. Ancora oggi si impone sul naturale corridoio di collegamento tra l’entroterra appenninico e il litorale tirrenico, palesando tutto il suo ruolo di fondamentale punto di sbarramento per le popolazioni dirette verso il territorio storicamente assegnato agli Aurunci.
 
La storia di Castelnuovo è assai scarna, anche se di un certo interesse. 

L’abate Desiderio, o Dauferio, a Montecassino tra il 1058 e il 1086, all'epoca dell'apogeo del monastero benedettino (poi papa, col nome di Vittore III) fu tra coloro che in età romanica incarnarono più pienamente la figura dell'abate costruttore e patrono delle arti. 
Poiché da Fratte (l'odierna Ausonia) e da Traetto (l'odierna Minturno) venivano continuamente insidiati i possedimenti dell’Abbazia di Montecassino (da cui la leggenda dei "Duo Leones"), fece edificare, nel 1059, un castello col quale intendeva difendere e delimitare i confini della Terra di San Benedetto ("Terrae San Benedicti"). 
Durante la Seconda guerra mondiale l’abitato e gli abitanti subirono le conseguenze disastrose dei pesanti bombardamenti, degli scontri bellici e delle pesanti incursioni dei "goumiers" marocchini con "carta bianca", trovandosi proprio sulla Linea Gustav. 
Successivamente il piccolo comune fu spopolato da una forte corrente di emigrazione verso l'estero, solo mitigata intorno agli anni '60 e '70, dalla industrializzazione forzosa del cassinate, imposta dai poco lungimiranti (se non miopi) governi democristiani.
Oggi il comune di Castelnuovo Parano conta solo 894 abitanti. 
Gli amanti della pace, della quiete, della natura e delle passeggiate nei boschi, potranno ancora godervi una piacevole sensazione di isolamento. 
Ultimamente il borgo si è dotato anche di alcune accoglienti e preziose strutture ricettive. 
A testimonianza che si può intraprendere anche in piccoli centri montani, lontani dalle grosse vie di transito. L'esatto contrario di quello che suggerirebbero alcune stupide e infondate convinzioni popolari locali. 
Chi può farlo, dovrebbe visitarla e passarci qualche  bella giornata. 
La vita che vi si conduce è ancora quella semplice contadina e montana, fatta di lavori manuali, cose genuine da mangiare, marzoline, pane cotto al forno e olive, un buon bicchiere di rosso robusto e quattro chiacchiere in libertà tra amici.
Un paesino, insomma, come è raro incontrare; dove l'orologio resta sul comodino e, d'estate, (r)esiste ancora il rito della ...controra.

lunedì 26 gennaio 2015

I Giorni della Memoria. Per non dimenticare.

Nei giorni della Memoria metto qui un mio piccolo contributo ..per non dimenticare.



Per non dimenticare la Shoah.

(L'inferno in terra)

Da piccolo io l'ho vista la Shoah.
Meglio, quello che la Shoah aveva lasciato dietro di se.
Le ceneri, ancora fumanti, della Shoah.
Nella televisione,
appena comprata.
Ah! Ma, quella non era la Shoah. No! Era solo una pallida idea di ciò ch'era stata la Shoah.
Ho visto i bulldozer spalare cataste di cadaveri,
dalle fosse di Dachau, Mauthausen, Buchenwald, Auschwitz o Treblinka.
Ho visto i bulldozer ammassare montagne di corpi.
Corpi che in vita erano stati.
Un tempo.
Ed ora erano oggetti.
Cose. Fatte di pelle e di ossa.
Cadaveri scheletriti di chi, strappato alla vita,
una volta era  un essere umano.
A quegli uomini hanno tolto i loro beni, e la libertà.
L'identità e la dignità.
L'amore e la pietà.
Infine, hanno tolto loro anche la vita.
Ma non sono riusciti a portare via la loro anima.

Un bel giorno d'estate,
di vent'anni fa,
sono andato a Dachau.
Dachau, Mauthausen, Buchenwald, Auschwitz o Treblinka,
è lo stesso.
Sono tutti posti uguali.
Cimiteri tristemente famosi.
Lì ho visto coi miei occhi cosa era stata la Shoah.
Lì ho visto montagne di scarpe che - un tempo - calzavano piedi umani.
Ho visto ciocche di capelli pettinati ogni sera,
brulicanti di pidocchi.
Ho visto mucchi di denti bianchi, come perle, oppure neri e marci.
Come ultimo pasto hanno mordicchiato una rapa o
una radice di cavolo.
I più fortunati, fra quei denti cavati, hanno assaporato,
per l'ultima volta,
il gusto di una carota marcia.

Ho visto cumuli di occhiali che hanno aiutato a vedere, a leggere e a scrivere, chi l’inforcava.
Ora erano miseramente divelti, storti, rugginiti.
Nel buio della ragione,
non sono più serviti a vedere,
a leggere, a scrivere.
Ho visto cataste di valigie,
di cuoio e di cartone,
vuote, ammassate l'una sull'altra.
Non contenevano nulla.
Chi si reggeva forte alle maniglie di cuoio o di cartone aveva fatto il suo ultimo viaggio.
E non sospettava che quel viaggio sarebbe stato di sola andata.

Anche chi era ben vestito non poteva sospettare nemmeno che a Dachau, Mauthausen, Buchenwald, Auschwitz o Treblinka,
gli sarebbero bastati pochi cenci, addosso.
Non sapeva che avrebbe perso la libertà di vestirsi, di leggere,
di scrivere e di guardare il mondo. Bello o brutto.

A Dachau ho visto i forni crematori.
Bocche aperte e sdentate.
Ancora spalancate.
Come aspettassero - trepidanti
e insaziabili - altre infornate di poveri cristi,
ignari del proprio destino.
A Dachau ho visto le camere a gas.
E pesanti porte di ferro che sigillavano l'aria.
Gli ugelli del gas sembrano ancora pronti a sfiatare veleni;
a togliere l'aria.
Sono stato a Dachau,
in un bel giorno d'estate.
E' come essere stati a Mauthausen, Buchenwald, Auschwitz o Treblinka.
Non c'era più freddo e nebbia,
e morte da respirare.
Ho visto cosa dev'essere stata la Shoah.
Non ho visto morire nessuno.
Ma ho visto lo stesso, in faccia,
la Morte.
L'ho respirata.
L'ho annusata dall'aria.
E' brutta la Morte.
Io non dimenticherò mai cosa può essere stata la Shoah.
E, se Memoria significa non dimenticare,
tutti dovrebbero fare lo sforzo ulteriore di non dimenticare ... l'indimenticabile.
Tutti dovrebbero ricordare.
Chi non l'ha vissuta e chi non vorrebbe più ricordarla.
Chi pagherebbe per dimenticarla, e chi vorrebbe non fosse mai avvenuta.
Chi è contento d'essersi risvegliato dall'incubo più brutto che l'umanità abbia mai vissuto,
e chi è contento d’essere tornato dall'Inferno in terra.
La Shoah.

E, se, fra cento o mille anni, qualcuno che ancora ricorda si chiederà cos'era la Shoah,
gli si risponderà che la Shoah è stata l'inferno in terra.

E l'inferno è meglio che stia all'inferno.
E quel qualcuno non scorderà.
E anche gli altri non scorderanno.
La Shoah.

venerdì 23 gennaio 2015

dal mio libro: PASSEGGIATE NELLA MEMORIA PROFONDA DI UN RAGAZZO DI PAESE.

dal mio libro:

 PASSEGGIATE NELLA MEMORIA PROFONDA DI UN RAGAZZO DI PAESE.



"... Vedi le tre costruzioni uguali che abbiamo davanti? Sono le case popolari. Noi le chiamavamo Casette. Furono fabbricate subito dopo la guerra. Io abitavo alla prima. In quella centrale abitava una persona davvero affascinante, un uomo eccezionale. Avresti dovuto vederlo, conoscerlo e parlarci. Per me era un vero enigma. Non sapevo da dove arrivasse. La sua storia è legata a un lavoro che non esiste più. La lavorazione a mano dello strame. Ti sembrerà strano, ma al mio paese, fino a quaranta cinquant'anni fa l'attività principale era la lavorazione dello strame. Con quell'erba mietuta, seccata e battuta, s'intrecciavano le funi che servivano a legare i fardelli e le bestie. Ci riempivano i cassoni di un camion, quando venivano da fuori per prendere il lavorato. Nato chissà quando, quell'artigianato è proseguito fino alla scoperta delle cave di marmo. Erano i primi anni '60. Qualche coraggioso, per quattro misere lire, ha proseguito la lavorazione dello strame anche dopo. Uno di questi era Alessandro, il funaio che somigliava a Nero Wolfe. Quando è morto lui, nessuno ha più fatto quel lavoro. Quel lavoro è morto con lui. Se t'incuriosisce vedere come si lavora lo strame, la prossima volta che vieni ti porto in un paese vicino, a Ventosa, in provincia di Latina, dove qualcuno ancora lo fa. Più per sfizio e per tradizione che per vera necessità...."



domenica 18 gennaio 2015

46 anni fa la morte di Jan Palach a Praga (11 agosto 1948-19 gennaio 1969)


Di questi tempi, 46 anni fa morì Jan Palach. E' stato un patriota cecoslovacco divenuto simbolo della resistenza anti-sovietica del suo Paese.

Un ricordo estratto dal mio libro: Passeggiate nella memoria profonda di un ragazzo di paese.






"Jan Palach era un giovane studente universitario ceco che, nel 1979, si diede fuoco in Piazza Venceslao, per protestare contro l'invasione dei carri armati, ordinata dal partito comunista sovietico, per neutralizzare la Primavera Praghese di Dubceck. Morì tra atroci sofferenze, qualche giorno dopo, nella camera d'ospedale, dove i medici avevano tentato invano di curarlo dalle tremende ustioni. Per me, che ero appena dodicenne, fu un eroe e un esempio universale di libertà, di idealismo, anticomunismo e di opposizione intransigente alle tirannie. Nel 1990, l'anno in cui morì mio padre, ero a pranzo a casa del segretario provinciale della DC, il quale mi disse che i quadri del movimento giovanile, invece della solita festa nazionale, stavano organizzando un Festival itinerante, una cavalcata in tre capitali europee dell'Est, Budapest, Praga e Varsavia. Lo avrebbero chiamato Giò-Freedom '90. Mi disse che per il mio impegno mi ero meritato quel viaggio e, che nonostante la mia età, avanzata rispetto alla media dei partecipanti, forse mi avrebbero permesso di partecipare. Dato che non era gratuito, ma si doveva pagare una quota abbastanza alta, ritenni che non avrei rubato il posto a nessuno più meritevole. Così il I° Ottobre, io, la mia fidanzata, mia sorella e il suo fidanzato, partimmo da Bologna con seicentocinquanta giovani democristiani, a bordo di sedici pullman. Facevamo parte della delegazione ciociara. Quando il tour fece tappa a Praga, il nostro gruppo, che era alloggiato in un albergo che affacciava sulla Piazza Venceslao, decise di portare un fiore al mausoleo del giovane dissidente. Lo vedevamo dalle finestre delle nostre camere. In una grigia e fredda mattinata praghese, il nostro piccolo corteo si mosse verso la sobria tomba, praticamente una croce di ferro, ficcata nel terreno. Deponemmo per terra, commossi e silenziosi, un mazzo di fiori e una preghiera firmata da tutti noi del MG-DC di Frosinone. Naturalmente non sapevamo che era prevista una visita e una celebrazione ufficiale alla tomba dell'intero stato maggiore del Giò-Freedom '90. Quando, nel primo pomeriggio, tutti si trovarono nei pressi del mausoleo per la messa, furono stupiti e commossi di trovarsi davanti la nostra pur modesta ma significativa testimonianza. A cena tutti si congratularono con noi, per il nostro gesto e per la nostra sensibilità tutta ciociara. Quando tornai in paese feci fare dal fotografo una gigantografia del mausoleo di Jan Palach e la donai, incorniciata, alla sezione della DC della quale ero segretario. Lo sarei stato ancora per poco. Dopo un periodo pieno di dissidi, discussioni e litigi, nel 1994 si consumò la mia rottura con tutti i maggiorenti locali del partito e ne uscii facendo anche un po’ di baccano. Non entrai più nella sezione della DC di Via Manzoni, per almeno una dozzina d'anni. Quando lo rifeci, un pomeriggio che per caso passavo di là, fui invitato da un amico che, evidentemente, era più devoto alla nostra amicizia che al partito. Cercai subito la mia foto, nel punto in cui io stesso l'avevo attaccata al muro. Al suo posto trovai uno grosso scaffale. Dietro, accuratamente ma anche improvvidamente coperta, giaceva, tristemente nascosta, la cornice a tutta luce, con la mia foto. Ma la mano ignota che l'aveva coperta, intendeva soltanto fare uno sgarro al segretario empio o semplicemente non conosceva la figura di Jan Palach, né la sua storia e nemmeno la grande Storia del Mondo? Una irriverenza nei confronti di un segretario eretico sarebbe pure umana, quindi, perdonabile; ma l'ignoranza della Storia e la misconoscenza di un eroe moderno - quella no - quella è ingiustificabile!"

Tutti i miei libri.

Salvatore M.Ruggiero 
è nato il 6-6-57 a Coreno (Fr).
Scrive di Paesologia e del grande Cinema di Ingmar Bergman.
Ha pubblicato finora: 

- LE STAGIONI DELLA LATTAIA 





- Il racconto breve della donna che mesceva il latte





- STORIE DAL PAESE DEI CICLAMINI





- PAESOLOGO PER CASO




- PAESOLOGO PER CASO VOL.2



- PAESOLOGO PER CASO VOL.3 



- IL GENIO DI UPPSALA 




- PARLA CON BERGMAN




- UN'ESTATE CON MONICA





- FARO MAGICA




- LA TRILOGIA RELIGIOSA




- THE GENIUS - 8 grandi film di Bergman 




- THE GENIUS - 6 capolavori di Bergman




- Influenza di STRINDBERG Su BERGMAN. 




- Influenza di KIERKEGAARD su Bergman.




- La Morte e Dio nel cinema di BERGMAN 




- Roberto Tortora legge "Le stagioni della lattaia"




- CRONACHE DAL PICCOLO BORGO DELLA PIETRA MILLENARIA




- Il racconto della strage dei soldati francesi





- LA STORIA DI CORENO




- La figura del Padre nel grande Cinema di Ingmar







- C'è un vecchio gelso fronzuto proprio sotto casa mia (Poesie)


- Passeggiate nella memoria profonda di un ragazzo di paese.




- Sette racconti ironici brevi






- FOTOGRAFIE PAESOLOGICHE



- LA DANZA DEGLI ULIVI NEL VENTO (Poesie)


+ 18 saggi monografici su altrettanti film capolavori di Ingmar Bergman.

giovedì 15 gennaio 2015

IL MIO NUOVO LAVORO SULLA MEMORIA E SUI RICORDI.

Passeggiate nella memoria profonda di un ragazzo di paese.

Il mio quarto libro di racconti che chiude la Quadrilogia di Coreno.

Le stagioni della lattaia
Storie dal paese dei ciclamini
Cronache dal piccolo borgo della pietra millenaria
e questo...
  



Quante persone e quanti posti. Quanti ricordi, quante reminiscenze e quante evocazioni. Quante scene, quante forme e quante immagini. Quante fotografie - alcune sfuocate e sbiadite dal tempo, altre più vivide e chiare - dei formidabili giorni della mia fanciullezza. Tutte diverse tra loro, per colori e tinte, per suoni e rumori, per particolari e sfumature, per tonalità o per ombre, ma tutte ugualmente marcate, impresse, fissate nel profondo della mia mente e del mio cuore, in maniera incancellabile.


(smr)

mercoledì 14 gennaio 2015

IL MIO ULTIMO LIBRO PAESOLOGICO



La copertina del mio ultimo libro paesologico :

PAESOLOGO PER CASO VOLUME 2
Secondo diario in libertà scritto tra una gita e l'altra in alcuni paesi delle province di Roma, Latina e di Frosinone.

http://www.lulu.com/shop/salvatore-m-ruggiero/paesologo-per-caso-volume-2/paperback/product-21997656.html

venerdì 2 gennaio 2015

Il sogno di un mondo migliore

E' ancora l'inizio del 2015, 
metto qui una mia poesia tratta dal mio libro:




"C'E' UN VECCHIO GELSO FRONZUTO 
PROPRIO SOTTO CASA MIA"

si chiama


Il sogno di un mondo migliore


Era un sogno,
fragile come un guscio d'uovo.

Poteva solo essere sussurrato,
perché qualunque cosa più forte di un sussurro l'avrebbe fatto svanire...
Era solo un sogno!

Un sogno lungo come un breve sospiro.

Come una giovinezza.

giovedì 1 gennaio 2015

La cultura e l'effimero-La guerra all'ignoranza.

          La cultura e l'effimero.




La cultura è strutturale!
La cultura è il metro col quale si misurano la potenzialità, la solidità e lo spessore di una società che vuole salvarsi dalla barbarie.
Non c'è niente di effimero nella cultura.
E non c'è errore più grande che scambiare la cultura per qualcosa di effimero.
Niente è più imperituro della cultura!



La guerra all'ignoranza

Non ho mai dato grande valore alla gloria poetica; non mi
importa che i miei scritti vengano esaltati o biasimati. 
Ma una penna e un foglio di carta dovrete mettermelo sulla bara,
perché sono stato un bravo soldato, che ha combattuto,
vincendo qualche battaglia, ma perdendo la guerra di
liberazione dall'ignoranza - la sua e quella degli altri.