lunedì 14 settembre 2015

Il mio primo giorno di scuola.

metto qui un breve brano estratto dal mio libro:

"Passeggiate nella memoria profonda di un ragazzo di paese"


A parte qualche episodio drammatico e qualche punto di sutura sulle ginocchia la mia vita scorreva abbastanza tranquilla. Anzi posso dire che era abbastanza soddisfacente. Prima, fino a qualche decennio fa, per stare bene dovevi stare bene davvero. Oggi per poter dire di stare bene, ti basta non stare troppo male. Nell'ottobre del 1962, l'anno in cui morì mia nonna, papà decise che potevo andare a scuola, avevo poco più di cinque anni. Mi ricordo come fosse ora il mio primo giorno di scuola. Ecco la scena come in una fotografia che ho in mente da allora. E' una bella giornata di sole, mia madre in piedi, davanti al tavolo della cucina, un po’ china su una coperta militare grigia e bianca, piegata per fare spessore. Stira il mio grembiulino blu, col colletto bianco inamidato e il nastro azzurro. Ogni tanto sputa sulla piastra del ferro per sincerarsi che sia rovente; se non è abbastanza caldo lo rimette sul fornello della cucina, che sta acceso alle sue spalle. Dall’altra parte della stanza, mia sorella, è già pronta, armeggia per un po‘ con la sua cartella. Lei è già esperta, andrà in quarta. Ci mette dentro tutto quello che le occorre: due quaderni, due penne, due lapis, un astuccio di colori a cera, la squadra, il righello. La colazione, pane burro e marmellata, incartata per bene, la mette nella tasca esterna per non sporcare tutto il resto. Alla fine soppesa la cartella. E' leggera e maneggevole. Lo resterà almeno fino a quando non ci metterà dentro i sussidiari. Poi arrivano sul pianerottolo Sergio e Teresa, gli amichetti del piano di sotto, che vanno in classe con mia sorella. Tutti insieme scendiamo le scale e ci avviamo a piedi verso l'edificio scolastico. Sono un po’ elettrizzato, ma non come quando presi la scossa. Mio padre ha a che fare con la scuola, ma non fa parte del nostro teatrino. Lui esce da casa sempre un po’ prima di noi. Passa in piazza, compra le sigarette e il "Messaggero", si ferma a parlare con gli amici di politica e di calcio. Poi incontra i colleghi maestri e, durante il percorso a piedi, parla piacevolmente di programmi scolastici e di libri. Lui di mattina insegna; di pomeriggio fa il bibliotecario al Centro di lettura.

smr

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