mercoledì 18 luglio 2012

Appunti di paesologia da Villa Latina e Casalvieri.



Stamattina il mio "lavoro" di paesologo mi porta nella Valle di Comino, una delle valli paesaggisticamente più belle della Ciociaria Felix.
Ed anche una di quelle più ricche di storia e di cultura
La valle è immensa, piena di verde, rigogliosa. Sembra un catino. Contornata da una corona di alte montagne. Adesso sono piene di verde; d'inverno, e fino a primavera inoltrata, piene di neve.
Disseminata di abitazioni di nuova costruzione e di paesini, almeno una dozzina, che sembrano sparsi  a terra casualmente come i grani di un rosario rotto. Atina, Casalattico, S.Donato, Gallinaro, Picinisco; San Biagio Saracinisco, Casalvieri, Vicalvi,Posta Fibreno; Ponte Melfa, etc.
Vengo da Cassino, percorrendo la SS630, la Cassino-Sora.
Sbuco dalla lunga galleria, scollino e svolto subito a destra al bivio per Atina Centro Storico.
Non sono mai stato a Villa Latina, ho delle indicazioni che però voglio accertare, mi fermo nella bella piazza di Atina e chiedo a un ambulante, un signore gentilissimo che lascia di sasso due vecchie clienti e si avvicina al finestrino come se il suo lavoro fosse quello della guida turistica, per indicarmi sorridente la direzione esatta; non bastasse, mi dice pure il chilometraggio: mancano meno di 5 km.
Passo davanti alla bacheca distrutta che indicava Casa Lawrence. Attualmente, si sta rivoltando nella tomba, per essere stato vittima - lui vero lord inglese - di tanta gratuita inciviltà.
Arrivo presto a Villa Latina e, sorpresa! è l'Eldorado del verde. Vegetazione in tutte le tonalità del verde. Magnifico. La prima impressione è fantastica. Scendendo dalla via collinare che curva dolcemente come le spire di un lungo serpenone nero, sembra di planare col parapendio in un immenso prato verde. Non pare  nemmeno di stare in ItaIia, sembra la Svizzera.
Il nome ufficiale di Villa latina fino al 1862 era 'Agnone'.
Il nome attuale lo si deve alla presenza di un'antica villa termale ambita meta di villeggiatura per gli antichi Romani che già colonizzavano queste terre.
Il paese sviluppa praticamente lungo un ampio vialone in leggera salita.
Ai lati costruzioni nuove ebasse, massimo due piani, che al piano terra ospitano negozi, locali, attività artigianali e, naturalmente, bar, pasticcerie e gelaterie.
Dalla zona di Atina e da tutta la Valle del Comino sono sciamate, praticamente in tutta l'Europa, orde di gelatai.
In fondo alla salita si vede appollaiato sulla sommità di uno sperone roccioso il piccolo centro storico di un altro piccolo paese della valle: Picinisco.
A Villa Latina mi colpiscono subito quattro particolari:
1) l'insegna stradale che indica il sito  delle Mura Poligonali, conferma che il paese è molto antico e che, soprattutto, conserva gelosamente il suo passato storico e architettonico;
2) lo striscione che annuncia un interessante quanto improbabile "Old Scotch Festival-Fish&Chips";
3) la estrema pulizia dell'aria e di tutto il territorio, urbano;
4) il fatto che ho incontrato o visto passare per strada almeno una trentina di persone, apparentemente nessuna era sotto i 60/65 anni. Ma tutti erano arzilli e in ottima forma. Sembrava di stare a Cocoon! 
Mi siedo al bar con la scusa di leggere un po del libro di Aldo Garzia sul Genio di Uppsala (Ingmar Bergman) che mi porto sempre dietro, ma in realtà leggo poco, perchè attacco subito bottone con dei signori gentili, seduti al tavolino di fronte, che ben raccordandosi alla mitezza, alla tranquillità del paesaggio circostante, non solo non si sottraggono alle mie domande, ma ci restano male quando le finisco.
Mi dicono che il paese non conta più di 1250 abitanti. Che l'indotto fondamentale è costituito dalla Fiat di Cassino. Che, se chiude, poco male: quelli che ci lavorano torneranno a lavorare la terra.
Che non è poi così male.
Tutto sommato non fanno altro che confermare una mia vecchia teoria: quelle che, per "merito" del Divo Giulio (ndr, Andreotti), sono state occupate all'inizio degli anni '70 alla Fiat, non erano altro che ...braccia strappate all'agricoltura ciociara! Alla faccia di Marchionne, è meglio che tornino alla terra che quì ce n'è tanta e promette anche di essere buona, fertile e redditizia. Tra le varie prelibatezze del posto ne cito sonlo due ma sono tante: Il fagiolo Cannellino di Atina e il Cabernet DOC sempre di Atina.
Quelli che mano mano hanno lasciato il paese per cercare fortuna fuori, stanno per lo più in Belgio, Scozia e Inghilterra (Gelatai?).
Tornano d'estate e la popolazione lievita fino a 10.000 abitanti.
 



Faccio in tempo a prendere un caffè, peraltro davvero pessimo.
Me lo serve l'unica persona sotto i 60 anni che incontro a Villa Latina.
Credendo di essere in credito con la fortuna compro anche un grattaevinci, ma gratto soltanto!
Esco dal bar, non prima di aver lanciato un'occhiata in una curiosa vetrina ad angolo dove alloggiano diverse bottiglie; non posso fare a meno di notare la presenza (sorprendente in altro luogo ma non quì) di una bottiglia di Scotch Straigth, un Pure Malt Glenfiddich 18 yars old, di quelle da un litro a forma triangolare.
Lascio Villa Latina un po di malavoglia. Se non fosse per quella ciofeca di caffè.
Si sta bene, l'aria è fresca, quasi frizzante, ma ...naturalmente!
Mi immetto ancora sulla SS630 direzione Sora, dove ho un appuntamento alle 11.
Ma prima devo svolare immediatamente a destra per fare una breve tappa a Casalvieri.
Percorro una stradina ombreggiata in leggera salita per qualche km.
Pochi tornanti dolci e mi trovo di fronte al panorama del centro storico di Casalvieri tutto raccolto ai piedi del campanile della chiesa dei Santi Giovanni Battista, Evangelista e Nicola, del XVIII° secolo, opera dell'architetto Giacomo Del Sole (forse un indigeno), con una bella facciata barocca ornata di due statue. All'interno conserva dipinti settecenteschi e statue lignee, che però non faccio in tempo a vedere perchè s'è fatta già l'ora di andare.
Tra l'altro non incontro quasi nessuno da intervistare, tranne un paio di signori, che mi appaiono molto meno disponibili di quelli incontrati a Casalvieri, seduti ai tavolini fuori dal solito bar.
Sembra che il tempo davanti a quei bar di paese si fermi. Se ci torno tra un anno temo d'incontrare le stesse facce. Ma tanto non ci torno. Ho così tanti posti dove andare ancora in Ciociaria.

SMR

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